Autonomia, lavoro, sesso: Il Dolore non risparmia nulla

22 Ott, 2008, 01:01 BST Da PainSTORY

MILANO, October 22 /PRNewswire/ --

- In occasione dell'VIII Settimana Europea contro il Dolore, i dati a interim di uno studio multinazionale condotto in 13 Paesi europei mostrano quanto il dolore cronico comprometta la qualità della vita in tutti gli aspetti: la mobilità, il lavoro ma anche gli affetti e la vita sessuale.

Scheda rapida:

Che cosa: 1 persona su 5 è affetta da dolore cronico (dati OMS). Uno studio multinazionale (PainSTORY) mostra che il dolore cronico è ancora trattato inadeguatamente. Dopo 3 mesi di terapia, 1 paziente su 3 continua a provare dolore severo e per quasi 8 pazienti su 10 l'intensità del dolore non si è ridotta. Scarso l'impiego degli oppiacei e carente la compliance.

Chi: lo studio è patrocinato da Arthritis and Rheumatism International, World Institute of Pain, la European Federation of IASP Chapters e OPEN Minds con un grant di Mundipharma International Limited.

Quando: i dati sono stati diffusi in occasione dell'VIII Settimana Europea contro il Dolore. Lo studio, iniziato ad aprile 2008, proseguirà fino a marzo 2009.

Comincia oggi la VIII Settimana Europea contro il Dolore (European Week Against Pain 20-25 ottobre). Un'iniziativa che intende richiamare l'attenzione su un fenomeno che attraversa orizzontalmente tutta la medicina e che, ciò malgrado, è spesso sottovalutato nella sua portata. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, 1 persona su 5 soffre di dolore cronico, con ricadute devastanti sulla sfera fisica, emotiva e sociale.

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Un quadro di estrema gravità, che esce confermato dai risultati della seconda tornata dello studio PainSTORY (Pain Study Tracking Ongoing Responses for Year), che seguirà per un anno oltre 400 pazienti di 13 Paesi europei (Italia, Francia, Spagna, Germania, Regno Unito, Irlanda, Svizzera, Belgio, Olanda, Danimarca, Svezia, Finlandia e Norvegia), che soffrono di dolore cronico. Lo studio vanta un board scientifico composto da alcune delle Associazioni più attive nel campo della lotta al dolore: Arthritis and Rheumatism International, World Institute of Pain e la European Federation of IASP Chapters e OPEN Minds - un gruppo di esperti di tutta Europa dedito alla ricerca sul dolore cronico e la sua gestione - con il supporto economico di Mundipharma International Limited.

Lo studio prevede quattro interviste di follow up. Recentemente, sono stati resi noti i risultati della seconda intervista, che valutava la situazione nei tre mesi precedenti. Malgrado i trattamenti in atto, 1 paziente su 3 colpito da dolore severo continua a soffrirne e 4 su 5 si sentono ansiosi o depressi a causa del dolore. Inoltre, tra i pazienti che assumono farmaci soggetti a prescrizione, uno su due accusa effetti collaterali. Rispetto all'intervista precedente, per il 77% l'intensità del dolore provato non è migliorata, nel 15% il dolore è passato da moderato a severo e per l'1% da lieve a severo. Quanto agli effetti sull'autonomia e la vita sociale, 6 pazienti su 10 camminano con difficoltà più o meno evidenti e circa la metà va incontro a disturbi del sonno. Quasi la metà ha dovuto cambiare le modalità di lavoro, per esempio il modo in cui vi si recava. Del resto, non è solo l'attività lavorativa a essere coinvolta: più del 25% dei pazienti si lava e si veste con difficoltà e, più o meno nella stessa misura, sperimenta difficoltà nei rapporti intimi.

Non stupisce che, di fronte a un trattamento con risultati insoddisfacenti, pur confermando la fiducia nel proprio medico curante, più del 20% dei pazienti intervistati si dichiari insoddisfatto dopo l'incontro col medico, sia perché non intravede cambiamenti sia perché non vede speranze per un cambiamento a breve termine. Inoltre, i dati sulla soddisfazione dei pazienti mostrano che questa diminuisce dalla prima alla seconda visita perché aumenta il numero dei casi (dal 15 al 19%) in cui si sente rispondere che "bisogna vedere che cosa succede".

Complessivamente, la metà dei pazienti si dichiara soddisfatta del trattamento farmacologico che viene attuato dal medico, il 15% è rimasto insoddisfatto, malgrado tra la prima e la seconda visita sia cambiata la prescrizione. E, a proposito della prescrizione, si segnalano due aspetti cruciali: anche se dopo la seconda visita 8 pazienti su 10 sono passati a farmaci soggetti a ricetta medica - quindi soltanto 2 assumono analgesici in vendita come prodotti da banco - è molto basso il numero delle persone trattate con oppiacei (meno della metà del campione) e solo il 13% assume un oppiaceo forte, malgrado si tratti di persone che soffrono di dolore cronico e, come dimostra lo studio, presentino gravi limitazioni della funzionalità e un qualità della vita compromessa. D'altra parte, anche il paziente manifesta ancora comportamenti controproducenti: per esempio, quasi il 20% non rispetta le indicazioni del medico e preferisce assumere il farmaco soltanto al bisogno, nonostante questo sia il modo meno efficace di assumere un analgesico.

Il quadro che emerge da risultati a medio termine di PainSTORY è dunque quello di una gestione del dolore cronico ancora inadeguata, alla quale contribuiscono diversi fattori, legati sia alle abitudini prescrittive del medico curante sia la scarsa informazione dello stesso paziente. Una situazione che ha anche riflessi economici pesanti, sia in termini di costi sanitari diretti sia in termini di minore capacità produttiva. "L'analisi ad interim del PainSTORY è importante e mostra che i pazienti continuano a soffrire di dolore cronico, malgrado si siano rivolti al medico", ha dichiarato il professor Giustino Varrassi, anestesiologo dell'Università dell'Aquila e Presidente della European Federation of IASP Chapters. "La comunità medica deve assicurare un trattamento adeguato per I pazienti don dolore cronico moderato-severo, ma sembra che a questo obiettivo si frappongano ancora degli ostacoli che devono essere rimossi".

http://www.painstory.org

    
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FONTE PainSTORY