I dati finali di uno Studio di Fase III dimostrano che alemtuzumab in monoterapia è più efficace di clorambucile in pazienti con B-CLL non precedentemente trattata

12 Dic, 2006, 06:00 GMT Da The Leeds Teaching Hospitals

LEEDS, Inghilterra, December 12 /PRNewswire/ --

Sono stati presentati al 48degrees Congresso Annuale della Società Americana di Ematologia (ASH) i dati finali dello studio internazionale di fase III CAM 307.1 In base ad essi, i pazienti affetti da leucemia linfatica cronica a cellule B (B-cell chronic lymphocytic leucemia, B-CLL) potrebbero presto disporre di una più efficace opzione terapeutica da somministrare nelle fasi iniziali del decorso della loro malattia. I dati dello studio hanno dimostrato che, in pazienti affetti da B-CLL precedentemente non trattati, alemtuzumab è superiore a clorambucile come terapia di prima linea in termini di sopravvivenza libera da progressione (progression free survival, PFS). Rispetto ai pazienti trattati con clorambucile, i pazienti a cui è stato somministrato alemtuzumab hanno anche mostrato migliori percentuali di risposta complessiva e di risposta completa con un profilo di sicurezza gestibile.

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"Questo studio dimostra che, come terapia di prima linea, alemtuzumab è superiore a clorambucile", ha dichiarato lo sperimentatore principale Peter Hillmen, M.B., Ch.B, primario di ematologia presso il Leeds General Infirmary, Regno Unito.

I risultati dello studio in aperto randomizzato hanno mostrato che i pazienti riceventi alemtuzumab hanno avuto una PFS superiore rispetto a quelli riceventi clorambucile (p = 0.0001), raggiungendo l'obiettivo primario dello studio. Inoltre, il rischio di progressione o di morte è ridotto del 42 per cento con alemtuzumab rispetto a clorambucile (p=0.0001). Nei 297 pazienti arruolati nello studio, la percentuale di risposta complessiva (overall response rate, ORR) con alemtuzumab è stata dell' 83 per cento rispetto al 55 per cento con clorambucile (p < 0.0001). Con alemtuzumab si ha perció un incremento di ORR di quasi il 30%. La percentuale di risposta completa (complete response rate, CRR) è stata del 24 per cento con alemtuzumab rispetto al due per cento con clorambucile (p < 0.0001). Con alemtuzumab si è quindi ottenuto un incremento di CRR del 22 %. Clorambucile è un farmaco chemioterapico ampiamente utilizzato nel trattamento di prima linea della B-CLL.

"Siamo decisamente incoraggiati dall'attività e dalla sicurezza di alemtuzumab somministrato in monoterapia per il trattamento della CLL. Questo studio ci sprona ad indagare a fondo il potenziale di alemtuzumab nelle terapie combinate e nelle terapie di consolidamento", ha commentato il Dott. Hillmen.

Su un totale di 34 pazienti che hanno ottenuto una risposta completa con alemtuzumab, nove hanno ottenuto l'eradicazione completa della malattia minima residua (minimal residual disease, MRD): i test per il rilevamento della malattia residua dopo il trattamento sono risultati al di sotto della soglia di rilevabilitá. Otto di questi nove pazienti MRD negativi hanno dimostrato una risposta duratura non mostrando nessuna progressione della malattia ad un follow-up mediano di due anni dopo il trattamento. L'eradicazione della MRD non è stata raggiunta in nessuno dei tre pazienti che hanno ottenuto una risposta completa con clorambucile. Alcuni studi suggeriscono che l'obiettivo di eradicare la MRD e ridurla al di sotto della soglia di rilevabilitá è un obiettivo raggiungibile e si associa ad una prolungata sopravvivenza globale e libera da ulteriori trattamenti.

Non si sono osservate differenze significative in termini di insorgenza di trombocitopenia di grado 3/4 (riduzione del numero di piastrine nel sangue), di anemia (riduzione del numero di eritrociti nel sangue e/o dei livelli di emoglobina) o di neutropenia febbrile (una condizione in cui i pazienti si presentano con febbre associata a un basso numero di leucociti). Tra i gruppi di pazienti trattati con alemtuzumab e clorambucile, sono state segnalate differenze statisticamente significative nelle percentuali di neutropenia di grado 3/4 (una condizione caratterizzata da un basso numero di un tipo di leucociti noti come granulociti neutrofili).

Tra i pazienti trattati con alemtuzumab, i più comuni eventi avversi di grado 3/4 correlati al trattamento sono stati reazioni da infusione che si verificano in seguito alla somministrazione per via endovenosa. Una sintomatologia associata alla riattivazione del CMV si è verificata solo nel 16 per cento dei pazienti ed è stata curata con una terapia antivirale. Tra i pazienti trattati con alemtuzumab non si sono verificati decessi correlati al trattamento, mentre tra i pazienti trattati con chlorambucil si è verificato un decesso correlato al trattamento.

Note per l'editore:

Lo studio

In questo studio clinico in aperto sono stati randomizzati 297 pazienti affetti da malattia progressiva, precedentemente non trattata, per i quali era necessario un trattamento in 44 centri in Europa e negli Stati Uniti. I pazienti sono stati trattati con 30 mg di alemtuzumab per via endovenosa tre volte alla settimana per un massimo di 12 settimane, incluso il periodo iniziale di aumento graduale della dose, oppure con 40 mg/m2 di clorambucile per via orale una volta ogni 28 giorni per un massimo di 12 cicli.

La sopravvivenza libera da progressione era l'obiettivo primario dello studio, e gli obiettivi secondari comprendevano la tollerabilitá, le percentuali di risposta complessiva e di risposta completa, e la sopravvivenza globale.

Questo studio è stato sponsorizzato da Genzyme Corporation e Schering AG. Il Leeds General Infirmary è stato uno dei centri della sperimentazione clinica CAM 307.

La CLL

La CLL è un tipo di tumore in cui il midollo osseo produce troppi linfociti (un tipo di globuli bianchi). Tra i sintomi si annoverano: linfonodi, fegato o milza ingrossati, affaticamento, anormale comparsa di ecchimosi, sudorazione eccessiva, diminuzione dell'appetito, e perdita di peso. I pazienti subiscono anche un indebolimento del sistema immunitario, il che espone il paziente ad un più elevato rischio di contrarre infezioni. Di CLL soffrono circa 120.000 persone in Europa e negli Stati Uniti ed essa è la forma prevalente di leucemia diagnosticata negli adulti. La malattia colpisce spesso durante o dopo la mezza età; difficilmente colpisce i bambini. Nella CLL, troppi globuli bianchi (linfociti) funzionalmente immaturi si accumulano nel midollo osseo, nel sangue, nel tessuto linfatico ed in altri organi. Nel sangue sono presenti due tipi di linfociti: le cellule B e le cellule T. Circa il 95 per cento dei casi di CLL presentano cellule B tumorali. Dato che queste cellule B hanno un ciclo di vita più lungo di quello normale, iniziano ad accumularsi, lasciando meno spazio per i leucociti, gli eritrociti e le piastrine sani. L'accumulo di cellule funzionalmente immature nel midollo osseo impedisce la produzione di cellule sane e può risultare fatale.

    
    Riferimento:

    1. Hillmen et al. Alemtuzumab (CAMPATH(R), MABCAMPATH(R)) Has Superior
       Progression Free Survival (PFS) vs. Chlorambucil as Front-Line Therapy 
       For Patients with Progressive B-Cell Chronic Lymphocytic Leukemia 
       (B-CLL)), Presented at the 48th Annual Meeting of the American Society 
       of Hematology 2006. Abstract #301.

FONTE The Leeds Teaching Hospitals