Il consolidamento della chemioterapia con Zevalin(R) (90Y-Ibritumomab tiuxetano) può fornire benefici terapeutici ai pazienti affetti da linfoma delle cellule del manto

12 Dic, 2005, 08:00 GMT Da Jagiellonian University

ATLANTA, December 12 /PRNewswire/ --

- Secondo i primi risultati Zavalin può essere somministrato in modo sicuro dopo la terapia a base di fludarabina con un miglior tasso complessivo di risposta

Secondo quanto emerso recentemente da uno studio, il consolidamento della chemioterapia con Zevalin(R) (90Y-Ibritumomab tiuxetano) è ben tollerato, sicuro ed efficace nei pazienti che soffrono di linfoma delle cellule del manto (mantle-cell lymphoma, MCL), un linfoma a cellule B caratterizzato da una prognosi particolarmente sfavorevole. I risultati, presentati al quarantasettesimo raduno annuale della associazione ematologica americana (American Society of Hematology, ASH), hanno dimostrato che il 75 per cento dei pazienti è passato da una risposta parziale a una risposta completa senza linfonodi palpabili o masse misurabili tramite TAC in seguito al trattamento con Zevalin dopo chemioterapia a base di fludarabina (fludarabina, ciclofosfamide e mitroxatone, FCM).

"In passato, la radioimmunoterapia non preceduta da chemioterapia a base di fludarabina era infruttuosa nel trattamento dei pazienti affetti da MCL a causa dell'eccessivo carico tumorale," ha affermato il dott. Wojciech Jurczak del dipartimento di ematologia del collegio medico Jagielloniano dell'università di Cracovia, in Polonia. "Questi risultati indicano che l'uso della fludarabina prima della radioimmunoterapia può sensibilizzare il tumore agli effetti radiotossici della terapia stessa, riducendo il carico tumorale e migliorando pertanto il beneficio terapeutico."

Dettagli dello studio

Dei 26 pazienti arruolati nello studio, 23 sono stati sottoposti a un regime di consolidamento tramite Zevalin. A tutt'oggi sono 20 i pazienti che hanno ultimato l'intero protocollo. In seguito al trattamento con Zevalin, l'80 per cento dei pazienti (16 su 20) ha ottenuto una risposta completa, mentre tre altri pazienti hanno ottenuto una maggiore risposta parziale non progressiva in seguito al trattamento con Zevalin. Solo un paziente ha ottenuto una risposta parziale, progredita nei mesi successivi. Attualmente la risposta terapeutica è in fase di monitoraggio a sei settimane e tre mesi e quindi ad intervalli di tre mesi fino a due anni per la valutazione dell'intervallo di progressione.

Nella maggior parte dei pazienti, il numero di globuli bianchi e piastrine è sceso nelle prime quattro-cinque settimane dal trattamento con Zevalin, con citopenie della durata media di otto-dieci settimane. Nonostante la neutropenia e trombocitopenia prolungate, gli effetti collaterali si sono rivelati agevoli da trattare. Nessun dei pazienti ha contratto infezioni gravi tali da comportare il rischio di morte, sebbene sia stato necessario il ricovero di sei pazienti, di cui quattro affetti da patologie prolungate e recidive (come la polmonite).

I pazienti sono stati trattati in da tre a sei cicli di tre settimane con lo standard chemioterapico corrente -- ovvero fludarabina, ciclofosfamide e mitroxatone con o senza rituximab -- per ridurre il carico tumorale. Una volta completato il terzo ciclo si è proceduto a valutare la regressione del tumore, e i pazienti che hanno ottenuto risposta completa o parziale sono stati inclusi nella fase di consolidamento tramite Zevalin. I pazienti hanno ricevuto 250 mg/m2 di rituximab, seguiti da una seconda dose di rituximab e Zevalin.

Informazioni sul linfoma delle cellule del mantello

Il linfoma delle cellule del mantello è un linfoma non Hodgkin a cellule B ampiamente descritto e noto talvolta come linfoma diffuso a piccole cellule, linfoma a differenziazione intermedia e linfoma centrocitico. Solo il 2,5-4 per cento di tutti i linfomi non Hodgkin negli Stati Uniti e il 7-11 dei linfomi in Europa sono linfomi delle cellule del mantello. Questi linfomi colpiscono in prevalenza gli uomini al di sopra dei 50 anni, che quasi sempre presentano una patologia avanzata di grado III o IV. Il coinvolgimento del midollo osseo si riscontra nel 60-90 per cento dei pazienti. Il linfoma delle cellule del mantello si è rivelato in passato resistente alle attuali pratiche chemioterapiche standard.

Informazioni su Zevalin(R)

Zevalin è la prima radioimmunoterapia disponibile sul mercato per il trattamento di alcune forme di linfoma non Hodgkin. Essa combina la capacità selettiva dell'anticorpo monoclonale anti-CD20 con il potere citotossico del radioisotopo ittrio-90 allo scopo di distruggere le cellule tumorali. L'anticorpo radiomarcato attecchisce alle cellule del linfoma non Hodgkin e consente alla radiazione di penetrare nel tumore da varie angolazione e di sottoporre le cellule tumorali a un potente fuoco incrociato. Zevalin è stato approvato nel febbraio 2002 dalla FDA statunitense per l'applicazione nel trattamento di linfomi non Hodgkin di grado basso a cellule B follicolari o trasformati, recidivi o refrattari. L'azienda tedesca Schering AG ha ricevuto nel gennaio 2004 dall'Unione Europea l'approvazione per l'uso di Zevalin nel trattamento di pazienti adulti affetti da linfoma non Hodgkin a cellule B CD20-positivo, recidivo o refrattario al rituximab.

Informazioni sull'istituzione:

Il gruppo polacco di ricerca sui linfomi costituisce una piattaforma nazionale per il lancio e il coordinamento di studi clinici, e vi fanno parte la maggior parte delle istituzioni ematologiche e oncologiche più importanti del Paese. Il dipartimento di ematologia dell'università Jagielloniana di Cracovia è il più importante dipartimento di ematologia della Polonia sud-orientale e funge da punto di riferimento e da centro per il trapianto di cellule staminali per un bacino di oltre sei milioni di persone. Negli ultimi anni il dipartimento di Cracovia ha condotto e coordinato due studi multicentro su pazienti affetti da linfoma delle cellule del manto. All'interno del centro studi polacco esistono cinque centri in grado di eseguire procedure di radioimmunoterapia, sebbene l'80% di queste avvengano a Cracovia.

    
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    Greg Moulds
    Head of Media Relations
    Leeds Teaching Hospitals
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FONTE Jagiellonian University