Il trattamento con MabCampath(R) (alemtuzumab) sottocutaneo è efficace e sicuro per i paziente che soffrono di leucemia linfocitica cronica refrattaria alla fludarabina

12 Dic, 2005, 08:00 GMT Da Leeds Teaching Hospitals

ATLANTA, December 12 /PRNewswire/ --

- L'analisi intermedia dei dati indica che il MabCampath sottocutaneo è altrettanto efficace e ben tollerato della terapia endovenosa

Secondo i risultati intermedi dello studio di fase II UKCLL02, il farmaco MabCampath(R) (alemtuzumab) somministrato per via sottocutanea è sia efficace, sia ben tollerato nel confronto con i dati storici di pazienti affetti da leucemia linfocitica cronica refrattaria alla fludarabina curati tramite terapia endovenosa. I risultati, presentati al quarantasettesimo raduno annuale della associazione ematologica americana (American Society of Hematology, ASH) hanno dimostrato che quasi la metà dei pazienti curati con MabCampath sottocutaneo hanno ottenuto una risposta parziale o completa, e alcuni di essi la negatività della malattia residua minima (minimal residual disease, MRD).

"Se da una parte MabCampath IV somministrato per via endovenosa si è dimostrato capace di generare un tasso di risposta compreso tra il 33 e il 50 per cento dei pazienti, le reazioni da infusione e le sessioni di due ore per tre volte alla settimana su un arco di 12 settimane possono risultare problematiche sia dal punto di vista degli effetti collaterali, sia del dispendio di tempo da parte dei pazienti," ha dichiarato il dott. Peter Hillmen, primario di ematologia presso l'ospedale Leeds General Infirmary di Leeds, nel Regno Unito. "Questi risultati sono molto incoraggianti sia per i pazienti sia per i medici, in quanto dimostrano che MabCampath somministrato per via sottocutanea appare altrettanto efficace della terapia endovenosa tradizionale. In questi pazienti, il cui trattamento è molto arduo, la terapia sottocutanea è meglio tollerata, e presenta in questo senso un vantaggio."

Risultati dello studio

Fino ad oggi, dei primi 44 pazienti sottoposti a valutazione, 36 pazienti hanno ultimato la terapia. Il tasso complessivo di risposta per MabCampath e terapia tramite fludarabina è stato del 44 per cento (39 per cento con il solo Campath); di questi, tre pazienti della fase con MabCampath monoterapico hanno ottenuto la risposta completa (due con MRD negativa a uno con MRD positiva) e 11 una risposta parziale (compreso un paziente con MRD negativa rimasto citopenico). Sottoposti a terapia combinata con MabCampath e fludarabina orale, due dei non rispondenti hanno ottenuto la risposta parziale, mentre uno dei rispondenti parziali ha ottenuto una risposta completa (MRD positiva). Inoltre 20 pazienti con predisposizione genetica a una cattiva reazione alla chemioterapia (disfunzione o assenza del gene p53) hanno risposto bene al trattamento tramite MabCampath.

L'effetto collaterale più comune durante la dose iniziale di MabCampath è stato rappresentato da reazioni cutanee eritematiche, febbre e brividi; tutte queste reazioni sono cessate entro 48 ore dall'inizio del trattamento. Neutropenia e trombocitopenia di grado 3 o superiore sono state osservate rispettivamente in 25 e 16 pazienti nel ramo con MabCampath monoterapico e in due pazienti nel ramo combinato. Tra le infezioni potenzialmente gravi occorse con MabCampath monoterapico vi sono state riattivazione del CMV (citomegalovirus), neutropenia febbrile, infezione micotica invasiva e polmonite. Solo la riattivazione del CMV è occorsa nei pazienti sottoposti a terapia combinata, e tutti i casi di riattivazione sono stati risolti tramite terapia antivirale.

In confronto, la somministrazione sottocutanea di MabCampath ha ridotto drasticamente o perfino eliminato alcuni effetti indesiderati associazioni alla somministrazione endovenosa, specialmente brividi, reazioni cutanee e nausea/vomito.

L'età media dei pazienti era di 66 anni (campo di variabilità tra 41 e 79), e 36 dei pazienti osservati hanno assunto dosi di MabCampath sottocutaneo tre volte alla settimana per fino a 24 settimane (secondo i risultati di un esame del midollo effettuato ogni sei settimane). I pazienti che non hanno ottenuto una risposta durante la somministrazione sottocutanea possono ricevere 40mg/m2 di fludarabina orale per tre giorni ogni quattro settimane insieme a MabCampath sottocutaneo.

Informazioni sulla leucemia linfatica cronica (LLC)

La leucemia linfatica cronica (LLC) è la forma prevalente di leucemia adulta, e colpisce all'incirca 120.000 persone negli Stati Uniti e in Europa. La patologia è più frequentemente diagnosticata in soggetti di 50 o più anni. La LLC è caratterizzata dall'accumulo di globuli bianchi funzionalmente non maturi (linfociti) nel midollo spinale, nel sangue, nei tessuti linfatici e in altri organi. Nel sangue sono presenti due tipi di linfociti: le cellule B e le cellule T. Circa il 95% dei casi di LLC presenta cellule tumorali di tipo B. Poiché le cellule B hanno una vita superiore alla norma, cominciano ad accumularsi e a superare per numero le cellule epatiche sane. L'accumulo di cellule funzionalmente immature nel midollo osseo impedisce la produzione di cellule sane e può risultare fatale. I sintomi della patologia comprendono affaticamento, dolori ossei, sudorazione notturna, diminuzione dell'appetito e perdita di peso. Inoltre la riduzione del funzionamento del midollo porta anche a un indebolimento dell'intero sistema immunitario, esponendo il paziente a un maggior rischio di infezione.

Informazioni su MabCampath(R) (alemtuzumab)

MabCampath (alemtuzumab), che negli Stati Uniti viene distribuito come Campath(R), è il primo e il solo anticorpo monoclonale umanizzato approvato per la cura della leucemia linfatica cronica, nonché il primo farmaco di comprovata efficacia per il trattamento di pazienti affetti da LLC che hanno risposto negativamente sia a terapie a base di agenti alchilati, sia a base di fludarabina. Nessun'altra terapia ha evidenziato un grado di efficacia equiparabile in questo gruppo di pazienti. MabCampath/Campath ha una modalità di azione completamente diversa da quella delle terapie convenzionali, in quanto agisce selettivamente sull'antigene CD52 dei linfociti maligni. Ciò attiva una serie di processi che portano alla lisi, ovvero alla morte delle cellule maligne. Ne consegue l'eliminazione dei linfociti maligni dal sangue, dal midollo osseo e da altri organi colpiti, che a sua volta può portare a un aumento della speranza di vita

MabCampath ha dimostrato effetti collaterali che in questa indicazione possono essere controllati in modo sicuro tramite una profilassi idonea e un monitoraggio che sappia riconoscere l'insorgere delle infezioni opportuniste. Tali effetti collaterali sono prevedibili, gestibili e reversibili. Inoltre i pazienti possono formare nuovamente cellule ematiche sane dal momento che MabCampath non attacca le cellule staminali nel midollo osseo.

    
    Per informazioni rivolgersi a:
    Greg Moulds
    Head of Media Relations
    Leeds Teaching Hospitals
    +44-0113-2066244

FONTE Leeds Teaching Hospitals